D'amore, di morte e di altre sciocchezze
D'amore di morte e di altre sciocchezze, 1996, è il diciassettesimo album di Francesco Guccini, in cui il cantautore, come anticipato nel titolo, tratta i temi dei sentimenti, della morte e, più in generale, vari aspetti, più o meno frivoli, della vita. Guccini ha dedicato questo album a due suoi amici, entrambi scomparsi
prematuramente poco prima della pubblicazione ma, nonostante la morte abbia un ruolo fondamentale al suo interno, come anche suggerito dal titolo, le tematiche trattate non si limitano alla malinconia. I tre brani più conosciuti dell'album sono Lettera, Quattro stracci e Cyrano, tra i più famosi ed apprezzati dell'intera produzione del cantautore.
Lettera, primo brano dell'album, utilizza la metafora del susseguirsi delle stagioni, paragonandolo allo scorrere del tempo e della vita. In particolare, per sviluppare questo parallelismo, Guccini utilizza l'accostamento di elementi tipici della natura incontaminata e suoni del quotidiano, come il rumore delle tv, paragonato al rombo di tuono. Il tono malinconico dell'intero testo è intensificato dal susseguirsi di situazioni sempre uguali, che evidenziano la monotonia cadenzata della vita Questa sensazione è spezzata solo dalla presenza di sogni e ideali, che sbocciano come fiori e che per Tautore rappresentano una pulsione che, però, rimarrà sempre inappagata. Questi desideri e sogni si mescolano con la realtà e i ricordi, portando chi ascolta a passare 4 minuti sentendosi sospeso tra la familiarità della vita quotidiana e la malinconia per qualcosa che non ha mai vissuto, il rimpianto di sogni e idee che potrebbe lui stesso aver avuto, ma mai realizzato.
Quattro stracci è una canzone incentrata sul tema dell'amore, racconta infatti la fine della relazione tra il cantautore e la ex compagna Angela, assumendo a tratti i toni dell'invettiva. La ballata si concentra sulle incomprensioni tra i due protagonisti del rapporto descritto e delle incongruenze che hanno portato all'allontanamento tra i due, evidenziando il rancore provato da Guccini e mostrando una visione completamente polarizzata della storia. Nonostante il testo contenga riferimenti a fatti privati, che chi ascolta non può comprendere, permette comunque di rispecchiarsi in ciò che l'autore prova ed empatizzare con la sua rabbia e la sua amarezza. Tra le canzoni dell'album Quattro stracci è quella a cui, personalmente, mi sento più legata, perchè, usando un linguaggio semplice ma carico di emozione, esprime i sentimenti che scaturiscono dall'inconciliabilità di due caratteri, all'interno di una relazione, in modo tale da permettere a chi ascolta di immedesimarsi profondamente
nell'esperienza dell'autore.
Dal titolo della canzone Cyrano è evidente il riferimento all'omonima
opera letteraria di Edmond Rostand, del 1897. Il cantautore però utilizza il personaggio di Cyrano, spadaccino e poeta, emarginato a causa del suo naso più grande del normale, per denunciare il mondo in cui lui stesso vive; lo presenta infatti come fiero della sua condizione di emarginato rispetto ad una società caratterizzata dall'inettitudine dei suoi componenti. Nei primi versi Guccini utilizza le dimensioni del naso per allontanare da se le persone che critica ("voi con il naso corto"), per poi, nei versi successivi, rendere i riferimenti alla società moderna più specifici, assumendo toni d'accusa duri e severi. In questo testo è però centrale anche il tema dell'amore, legato alla figura di Rossana, donna a cui, negli ultimi versi, il poeta si rivolge. Questo sentimento è talmente importante per Cyrano che lo porta ad addolcire i toni che aveva assunto nel resto della canzone, in modo da mostrare un lato più vulnerabile e malinconico del suo personaggio.
di Giulia Acerbi
