Dies-ansia
Panico. La testa comincia a girare, le parole rimbombano e si confondono, le mani sudano e la paura di fallire diventa sempre più forte. Cinque minuti, sono solo cinque minuti. La bocca si avvicina al microfono automaticamente, il brusio si calma e...Finisce tutto. Nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa è stato detto che è tutto finito. Ecco questa è la descrizione più o meno accurata di cosa ho provato io nel presentare delle conferenze ai dies fasti. Ovviamente sono consapevole del fatto che l'ansia sia una costante nella mia vita, quasi come un'amica fastidiosa sopra la tua spalla che è sempre pronta a ricordarti ogni tuo piccolo errore, come nella famosa metafora dell'angelo e del diavolo appollaiati sulle spalle di un uomo ad indicargli cos'è giusto e cosa no. Nel mio caso penso ci siano due diavoli e vorrei gentilmente chiedergli di tacere per un solo momento nella mia intera vita. Sono anche consapevole del fatto che alcuni non sappiano nemmeno cosa sia l'ansia ma ho pensato che forse questo articolo poteva aiutare almeno una delle persone là fuori che si sentono come me. Probabilmente vi starete chiedendo per quale motivo una ragazza che soffre d'ansia accetta di parlare davanti a così tanti volti giudicanti, semplice: la necessità di spingersi oltre un proprio limite. Non solo, io sono vittima di un netto dualismo nella mia vita perché per quanto mi crei agitazione parlare in pubblico potrei passare ore a raccontare qualcosa che mi appassiona. Ma come ho fatto a " superare " ( termine forse esagerato) questa paura? Negli attimi prima della presentazione tremavo da capo a piedi e pensavo di scappare ma ho continuato a respirare ed alzando la testa dal mare di pensieri che mi stava annegando ho visto volti amici che mi sorridevano e che credevano in me, così ho iniziato a parlare con una rinnovata sicurezza e se mi doveste chiedere cosa mi ricordo di ciò che ho detto vi risponderei nulla ma ricordo che dopo ho visto non solo i volti amici ma anche quelli di completi sconosciuti illuminarsi ed ho capito in quel momento di avercela fatta e di essere andata bene. Ho avuto il piacere di ripetere questa esperienza per tutta la durata dei dies-fasti ed ogni volta questa routine si è ripetuta, avendo avuto persino la possibilità di interagire con i ragazzi di terza media e farli entrare all'interno della nostra realtà , facendo scoprire loro quanto possa essere divertente; Arrivata alla fine di due giorni impegnativi però la sensazione che provavo era una sola: voglio assolutamente rifarlo. Quindi per chiunque stia leggendo questo articolo ed almeno una volta si è sentito come me volevo semplicemente dirti che spesso anche se non siamo disposti a credere di potercela fare c'è qualcuno che lo sta facendo per noi ed io mi sento fiera di poter dire che almeno in questo ambito sono riuscita ad assorbire quella sicurezza e farla mia, una delle scelte migliori che abbia mai fatto e che mi ha permesso di vivere un'esperienza unica, il sogno (ormai non più incubo) di diventare una presentatrice.
di Lucrezia Ferrari
