Dies-ansia

19.05.2026

Il sogno (o l'incubo) di diventare una presentatrice

Panico. La testa comincia a girare, le parole rimbombano e si confondono, le mani sudano e la paura di fallire diventa sempre più forte. Cinque minuti, sono solo cinque minuti. La bocca si avvicina al microfono automaticamente, il brusio si calma e… finisce tutto. Nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa è stato detto che è già finita.

Ecco, questa è la descrizione più o meno accurata di ciò che ho provato nel presentare delle conferenze ai dies fasti.

Ovviamente sono consapevole del fatto che l'ansia sia una costante nella mia vita, quasi come un'amica fastidiosa sopra la tua spalla, sempre pronta a ricordarti ogni tuo piccolo errore, come nella famosa metafora dell'angelo e del diavolo appollaiati sulle spalle di un uomo a indicargli cos'è giusto e cosa no. Nel mio caso penso ci siano due diavoli e vorrei gentilmente chiedergli di tacere, anche solo per un momento, nella mia intera vita.

Sono anche consapevole del fatto che alcuni non sappiano nemmeno cosa sia l'ansia, ma ho pensato che forse questo articolo potrebbe aiutare almeno una delle persone là fuori che si sentono come me.

Probabilmente vi starete chiedendo per quale motivo una ragazza che soffre d'ansia accetti di parlare davanti a così tanti volti giudicanti… semplice: la necessità di spingersi oltre un proprio limite.

Non solo. Io sono vittima di un netto dualismo nella mia vita, perché per quanto mi crei agitazione parlare in pubblico, potrei passare ore a raccontare qualcosa che mi appassiona.

Ma come ho fatto a "superare" (termine forse esagerato) questa paura?

Negli attimi prima della presentazione tremavo da capo a piedi e pensavo di scappare, ma ho continuato a respirare e, alzando la testa dal mare di pensieri che mi stava annegando, ho visto volti amici che mi sorridevano e che credevano in me. Così ho iniziato a parlare con una rinnovata sicurezza e, se mi doveste chiedere cosa mi ricordo di ciò che ho detto, vi risponderei: nulla.

Ricordo però che, dopo aver finito, ho visto non solo i volti amici, ma anche quelli di completi sconosciuti illuminarsi, e ho capito in quel momento di avercela fatta e di essere andata bene.

Quindi, per chiunque stia leggendo questo articolo e almeno una volta si sia sentito come me, volevo semplicemente dire che spesso, anche se noi non siamo disposti a credere di potercela fare, c'è qualcuno che lo sta facendo per noi.

Io mi sento fiera di poter dire che, almeno in questo ambito, sono riuscita ad assorbire quella sicurezza e a farla mia: una delle scelte migliori che abbia mai fatto e che mi ha permesso di vivere un'esperienza unica, il sogno — ormai non più incubo — di diventare una presentatrice.

di Lucrezia Ferrari


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