Il vero Calini

18.02.2026

Tutti noi sappiamo benissimo quanto possa essere stancante la routine qui al Calini: sveglia, scuola, pranzo, studio, cena e finalmente riposo. Ma il liceo è davvero solo questo? Contrariamente a quanto molti pensano, no. C'è molto altro dietro questa immagine che si è creata negli anni, e lo possiamo notare durante i Dies Fasti. Partecipando all'organizzazione dell'evento, dalla prima riunione per la scelta del tema, alle presentazioni di mille conferenze, la sensazione che si prova è davvero gratificante. Il sapere di aver fatto qualcosa di buono, di utile e di prezioso per questa iniziativa che tutti aspettiamo con ansia ogni anno, è la cosa che spinge a fare sempre di più. Scegliere il tema, le frasi, l'allestimento, il club fotografico, chi più ne ha più ne metta. Vedere la collaborazione tra ragazzi di ogni classe, grandi e piccoli, rende la scuola più viva e noi studenti, in qualche modo, più uniti. Negli ultimi anni, questo senso di "comunità" sta pian piano svanendo, il che è un peccato perché i Dies Fasti non sono solo due giorni di noiose conferenze, ma giornate in cui abbiamo la possibilità di trasformare il Calini e far emergere la parte più bella della scuola: la creatività di noi studenti. È un'opportunità per mostrare il vero Calini, quello che interessa, stupisce e fa sorridere la cittadinanza. Il nostro liceo non è solo lezioni infinitamente lunghe, professori frustrati e zero divertimento. Bisogna andare al di là di questo per scoprire cos'è davvero: il liceo siamo noi, le nostre idee, la nostra voglia di fare e di metterci in gioco. I Dies Fasti non sono due giorni in cui poter stare nel letto al calduccio dopo un'animata serata in discoteca, ma una possibilità di mettere alla prova la collaborazione e l'unità di noi ragazzi, per fare nuove conoscenze, per fare imperdibili esperienze, per imparare qualcosa di nuovo. È un'occasione per stare tutti insieme, per "fare qualcosa di buono". I Dies Fasti raccontano la storia della nostra scuola, è importantissimo che tutti, chi più chi meno, ne facciano parte.


di Simona Palazzani

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