Internet Report: i fantasmi dell'antifemminismo
In un cottage americano, non lontano da una delle città più avanzate del pianeta, vive una giovane donna. Indossa abiti modesti, in tinta con il sorriso perenne che le incurva le labbra ben truccate. Munge le mucche, cucina, pulisce la casa, getta la chiave della sua stessa cella. Rimboccando le coperte al suo settimo figlio, pensa a quanto sia felice di essere al sicuro dalla società esterna: depravata, immorale, un calice traboccante di vizi. Nel suo, di calice, c'è solo una goccia di vino rosso, per brindare alla promozione del marito. Lui ride con i colleghi al piano di sotto, ma non la guarda, nemmeno la vede. Sola in cima alle scale, osserva la scena. "A cosa pensi?", mi chiedo. Alla tua grande gloria in quanto moglie e madre? Sai cosa significa essere anche una persona?
Non è il ritratto di una tipica trentenne degli anni Cinquanta. Se lo fosse, non sarebbe così cruciale parlarne. Il problema è che questa scena riguarda donne che vivono oggi, e la paura più grande è che, un domani, possa riguardare quelle che adesso non sono che delle bambine. Si presentano con un hashtag molto chiaro: trad wives, "mogli tradizionali", quelle donne che abbracciano uno stile di vita che riduce la femminilità a un ruolo domestico, fondato sulla sottomissione al marito, la cura della casa e la rinuncia a carriera e indipendenza per "sostenere la famiglia".
A differenza delle donne in bianco e nero che cercano di emulare, le trad wives scelgono consapevolmente di vivere così. Promuovono questo modello come l'unico lodevole, sostenendo che il femminismo, anziché liberare le donne, le abbia rese infelici. "Non siamo fatte per lavorare cinque giorni su sette fuori casa, ma sette giorni su sette dentro casa": frasi simili costellano i loro profili social e vengono esibite con tale naturalezza da sembrare consigli di vita universali. Il messaggio che trasmettono, in breve, illustra una "felicità femminile" raggiungibile attraverso la sottomissione.
Quando modelli del genere raggiungono i giovanissimi – ma soprattutto le giovanissime che, vagando su internet, troveranno certamente molti di questi volti curati, ambienti raffinati e promesse accattivanti --, che ancora non hanno dimestichezza con il proprio pensiero critico, essi diventano pericolosi. L'immagine delle trad wives si presenta, ad occhi ingenui, come un'alternativa genuina alla complessità del mondo attuale, competitivo, soffocantemente veloce. Per "dimostrare" le loro posizioni, talvolta citano dati storici mal interpretati suggerendo che le donne, settant'anni fa, fossero molto più soddisfatte. Difficile immaginare il fascino di queste argomentazioni per chi ha ricevuto un'educazione che valorizza i diritti e le libertà di ognuno, ma per una ragazzina simili affermazioni possono sembrare verità.
Questa nostalgia indotta per una vita ideale mai esistita è assai ingannevole. Mentre il femminismo ha lottato per la scelta e l'uguaglianza, le trad wives promuovono un ritorno a schemi oppressivi che minano il valore stesso della libertà femminile.
E così, il pericolo più grande non è la scelta di vita delle trad wives, ma il megafono con cui cercano di convincere altre giovani menti che la libertà sia solo un vizio.
di Greta Redolfi
