L'ala

19.05.2026

L'ala aveva un piccolo taglio, leggero ma abbastanza profondo da rendere il volo di quell'uccello scoordinato e riconoscibile rispetto agli altri. L'animale fu seguito da tutti i suoi simili, come una corda che segue il masso a cui è legata durante la caduta.

Il rumore fu forte e spezzò quell'attimo di stallo universale che si era creato. Il suono ricordava quello del ketchup che esce dal barattolo, ma molto più vigoroso; probabilmente gli uccelli erano scappati proprio a causa sua.

La testa rotolò per qualche metro e si fermò davanti ai piedi di Tom. Fu un taglio netto, preciso, curato nei minimi dettagli, portato a termine da braccia forti e muscolose ricoperte da una grande coperta di pelliccia, soffice come un peccato di lussuria. L'atto era stato compiuto grazie a una grande spada: acciaio del Mar Lonzon, il migliore secondo i fabbri di tutto il mondo.

La luce della luna rifletteva sulla lama il volto dell'assassino, una faccia conosciuta da tutti i presenti, sormontata da una corona d'oro annerita dal tempo e dalla polvere. Non c'era alcuna emozione negli occhi del re. Il suo respiro era lento e regolare, come se quell'uccisione fosse soltanto un'altra tappa della vita quotidiana.

Il re, Giovanni II, era ormai un uomo anziano. Possedeva i territori dei Tre Oceani da quasi quarant'anni, ma probabilmente quel pacifico regno sarebbe durato ancora per poco…

Tom rimase immobile, fissando la testa rotolata ai suoi piedi. L'intera scena sembrava irreale, assurda: un uccello, un assassino e un taglio netto che separava la vita dalla morte con una precisione spietata.

La testa ai suoi piedi apparteneva a uno dei maggiori esponenti del movimento rivoluzionario guidato da Dragon, il più pericoloso, terribile e spietato nemico del re Giovanni. Tom ricordò i racconti di suo padre su di lui, le adunate che rimbombavano in tutto il paese attraverso un unico coro:

"Il nuovo re, il nuovo re, il nuovo re."

Il vento aumentò d'intensità.

L'assassino alzò la spada; la lama brillò ancora per un istante sotto la luce della luna, poi venne riposta lentamente nel fodero. Il gesto era calmo, metodico, come se fosse soltanto uno degli innumerevoli movimenti che aveva già compiuto e che, forse, avrebbe continuato a compiere.

Poi, senza dire una parola, si voltò e sparì nel buio della notte, proprio come l'anima del rivoluzionario che giaceva a terra.

Tom rimase a osservare la testa. I suoi occhi erano fissi sul rosso fuoco, acceso e inquietante, degli occhi del rivoluzionario.

Improvvisamente il suo braccio si mosse. Puntò verso l'alto, verso il cielo, verso l'universo. Il movimento fu seguito dall'altro braccio, poi dal ventre e infine dalle gambe.

Tom pensò alla leggenda che circolava nel regno di Giovanni: a come il re avesse conquistato quel dominio e a quelle creature che tutti conoscevano, ma in cui nessuno credeva davvero… i Kroblack.

Il vento si interruppe di colpo. Ormai era notte e il buio riempiva e sfumava ogni cosa attorno a Tom.

Infine, due luci rosse si accesero nelle tenebre.

Il Kroblack aprì gli occhi…


di Manuel Bendinelli

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