L'Itai-itai
L'Itai-itai disease è una sindrome sviluppatasi in Giappone intorno al 1912. Nello studio di tale malattia ebbe un ruolo fondamentale Noboru Hagino, che cominciò a lavorare nella clinica familiare dopo la Seconda guerra mondiale. La malattia era diffusa principalmente tra i contadini e inizialmente si pensava fosse legata al lavoro nei campi di riso: i pazienti presentavano forti dolori alle articolazioni e alla schiena.
La situazione era però molto più complessa. Le ossa diventavano talmente fragili da rompersi anche a causa di un semplice colpo di tosse o di una lieve pressione sugli arti. Il termine "itai-itai" significa infatti "ahia ahia", in riferimento al dolore intenso lamentato dai pazienti. Inoltre, erano frequenti anche problemi al fegato e ai reni. In un contesto in cui la superstizione era ancora diffusa, la popolazione considerava la malattia una sorta di maledizione, e i malati venivano spesso isolati o chiusi in casa.
I medici dell'epoca ipotizzarono inizialmente che le cause fossero la fatica del lavoro e la malnutrizione, dato che l'alimentazione dei contadini era basata quasi esclusivamente sul riso. Altri studiosi considerarono la mancanza di vitamina D, ma questa ipotesi risultava poco convincente, poiché i lavoratori trascorrevano gran parte della giornata all'aperto, sotto il sole.
Hagino non si arrese e avviò un'indagine approfondita. Partì da un dato fondamentale: tutti i pazienti provenivano dalla stessa area, la regione di Toyama. Scoprì così la presenza della miniera di Kamioka, nella zona delle Kamioka Mine, dove gli scarti dell'estrazione dello zinco non venivano trattati adeguatamente e venivano riversati nei fiumi locali.
Queste acque contaminavano l'ambiente e venivano utilizzate per irrigare i campi di riso e per la pesca, causando così un avvelenamento progressivo della popolazione attraverso l'alimentazione. Le analisi iniziali individuarono diversi elementi chimici, ma nessuno sembrava spiegare completamente la malattia.
Dopo quattro anni di ricerche, Hagino entrò in contatto con un medico che recuperò studi precedenti sulla contaminazione dei suoli causata dal cadmium. I due giunsero alla conclusione che proprio questa sostanza fosse la causa principale: il cadmio può sostituire zinco e ferro nell'organismo, ma in quantità elevate diventa altamente tossico, riducendo l'assorbimento del calcio e provocando una grave fragilità ossea. I contadini ne assumevano circa un milligrammo al giorno, circa venti volte oltre il limite tollerabile e duecento volte più della media delle altre regioni del Giappone.
Nonostante le evidenze, Hagino inizialmente non venne creduto e cadde in depressione, sviluppando problemi di alcolismo che lo portarono a gravi malattie al fegato, fino alla morte nel 1990. Nel 1963 l'istituto statunitense per la salute riconobbe le sue ricerche e stanziò fondi per ulteriori studi, confermando il legame tra inquinamento industriale e malattia.
Per la prima volta venne ufficialmente riconosciuto che una patologia poteva essere causata direttamente dall'inquinamento ambientale. In seguito, la compagnia mineraria fu condannata e costretta a pagare ingenti risarcimenti; poco dopo cessò le attività.
Oggi la malattia è molto rara in Giappone grazie ai progressi nella bonifica dei terreni contaminati e a una regolamentazione più severa delle attività minerarie. Ritengo che la salute delle persone meriti sempre maggiore attenzione, così come il lavoro di quei medici che, fino alla fine, si impegnarono per far emergere la verità scientifica.
di Ritag Mohamed
