TR(ANS)UMP
Transgender: termine per indicare le persone la cui identità di genere non corrisponde al genere che è stato attribuito loro alla nascita.
La storia della comunità transgender si perde nei millenni. L'origine risale a tempi antichi, sebbene l'identità di genere come la intendiamo oggi non fosse pienamente riconosciuta. In molte culture esistevano esperienze simili a quelle trans, come in India gli Hijra (il "terzo genere") o a Tahiti i Mahu. Tuttavia, con l'avvento del cristianesimo e delle società patriarcali, le persone transgender sono state spesso emarginate, subendo discriminazioni infinite.
Tutto ciò restò immutato fino a quando non si ebbero i primi segnali di una svolta. Negli anni '50 e '60 pionieri come Christine Jorgensen, una delle prime persone a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale, iniziarono a portare l'attenzione pubblica sulle esperienze delle persone trans.
Negli anni '70 i movimenti per i diritti civili e i diritti LGBT iniziarono a includere anche le persone transgender nelle loro lotte. In particolare, negli Stati Uniti, le rivolte come quella di Stonewall del 1969, in cui le persone transgender furono tra le protagoniste, segnarono un cambio di rotta.
Da quel momento in poi, alcuni Paesi, soprattutto in Europa, iniziarono a rendere legalmente possibili gli interventi chirurgici per il cambio di sesso. Negli Stati Uniti, il cambiamento legale del sesso fu gradualmente riconosciuto a partire dagli anni '70, ma la vera evoluzione avvenne nel 2000, quando molti Stati iniziarono a consentire alle persone transgender di modificare i propri documenti ufficiali senza l'obbligo di sottoporsi a un intervento chirurgico.
Nel 2009 fu compiuto un ulteriore passo significativo, quando l'amministrazione Obama avviò politiche più inclusive per i diritti delle persone transgender, arrivando a rendere i crimini d'odio legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere punibili a livello federale.
Tuttavia, il riconoscimento dei diritti trans ha continuato a variare in base alle amministrazioni politiche. Ne è un esempio il 2017, quando Donald Trump adottò misure restrittive riguardo all'accesso delle persone transgender ai servizi militari. Nel luglio di quell'anno annunciò tramite Twitter il divieto per le persone transgender di servire nell'esercito, giustificandolo come misura per preservare la "prontezza" delle forze armate e ridurre i costi medici legati alle transizioni.
Durante il suo primo mandato, questa fu una delle politiche più discusse in materia e venne successivamente annullata dall'amministrazione Biden nel 2021.
Però, come è noto, Donald Trump è stato rieletto quest'anno per il suo secondo mandato. A quanto pare, "The Orange Overlord" è rimasto contrario allo smantellamento delle sue precedenti politiche e ha deciso di reintrodurle, affermando che il servizio delle truppe che si identificano in un genere diverso da quello biologico "è in conflitto con l'impegno di un soldato a seguire uno stile di vita onorevole, veritiero e disciplinato, anche nella vita personale".
Ha poi fatto seguire una serie di politiche discriminatorie coerenti con questa linea. Ad esempio, il 6 febbraio 2025, in occasione della Giornata nazionale delle ragazze e delle donne nello sport, ha firmato un ordine esecutivo che vieta alle ragazze e donne transgender di partecipare alle competizioni sportive nelle scuole e nelle università.
Da tutto ciò si evince che uno dei tratti distintivi dell'era Trump sia l'attacco ai diritti delle persone LGBT+, in particolare delle persone transgender. Nel suo primo giorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha firmato quasi cento ordini esecutivi per imprimere una svolta alle politiche federali in materia di immigrazione, lavoro, energia e ambiente, economia, commercio, parità di genere e programmi di diversità, equità e inclusione.
Tra questi ordini, secondo fonti giornalistiche, vi sarebbero misure volte a eliminare iniziative basate sul genere promosse dall'amministrazione precedente e a ridurre i programmi federali sulla diversità. Un primo provvedimento avrebbe richiesto alle agenzie federali di trattare uomini e donne biologici come sessi separati, interrompendo la promozione dell'"ideologia di genere" e reintroducendo l'uso esclusivo delle categorie "maschio" e "femmina" nei documenti ufficiali.
Ad esempio, il Dipartimento di Stato avrebbe richiesto ai richiedenti passaporto e visto di indicare il sesso biologico, mentre prigioni federali e centri di accoglienza sarebbero stati obbligati a mantenere "spazi per un solo sesso".
Si potrebbe sostenere che tali misure siano motivate dalla difesa dei diritti delle donne e dal richiamo a criteri scientifici. Tuttavia, queste giustificazioni appaiono controverse e, in alcuni casi, incoerenti se confrontate con posizioni e politiche precedenti relative ai diritti e all'autodeterminazione femminile.
di Alessandro Bonera
