Vivere o sopravvivere?
La ricerca di senso in Vasco Rossi e Giacomo Leopardi
Cosa hanno in comune una rockstar modenese e un poeta di Recanati morto quasi due secoli prima?
Apparentemente nulla, nel profondo tutto: lo stesso desiderio di una vita degna di questo nome, la stessa continua ricerca, la stessa delusione di fronte a una realtà che non basta, che non soddisfa la capacità dell'anima. Lo stesso, solito dramma — forse il più umano dei drammi —: l'incommensurabilità fra l'infinità del desiderio e la labilità del tutto.
*Niente dura, niente dura e questo lo sai, però non ti ci abitui mai. Chissà perché?*¹
L'urlo esplode negli stadi, negli stereo delle auto e nelle cuffie degli adolescenti: perché non arrendersi? Perché non imporsi di disprezzare *Te, la natura, il brutto poter che, ascoso, a comun danno impera, e l'infinita vanità del tutto?*²
Forse perché va contro la stessa natura umana, che riporta continuamente a una promessa di bene.
Dopotutto *siamo i difficili, fatti così. Noi siamo quelli delle illusioni, delle grandi passioni.*³
C'è un desiderio ontologico, costitutivo, originariamente inscritto nel cuore umano a cui, tuttavia, la vita pare non dare una risposta soddisfacente.
*O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?*⁴
La realtà pare accanirsi a distruggere le illusioni e le speranze; la promessa di senso sembra non potersi compiere. Ma, se non ha un senso, domani arriverà, domani arriverà lo stesso⁵, privato di tutto, al punto da rendere *funesto a chi nasce il dì natale.*⁶
Questa conclusione è talmente tragica e amara da non poter porre fine alla ricerca; al contrario, la rende ancora più urgente.
Al cuore umano è impossibile negare l'esistenza di una risposta, e questa deve provenire dall'esterno: dalla poesia, dalla musica, dall'immaginazione o forse da una donna.
Può l'amore dare un senso al nostro esistere? Anche solo a un istante? Forse la vita si carica di significato solo se è amata, se c'è qualcuno che se ne prende cura.
Leopardi scriveva che *l'essere pieni del suo nume [di amore] vince per sé qualunque più fortunata condizione fosse in alcun uomo ai migliori tempi.*⁷
L'amore inebria, stravolge, impera e lascia senza parole anche uno dei più grandi rocker italiani:
*E ho guardato dentro un'emozione e ci ho visto dentro tanto amore che ho capito perché non si comanda al cuore. E va bene così... senza parole... senza parole…*⁸
Essere amati: è questa l'ultima illusione o l'ultima speranza? Quella che tiene svegli la notte, quella che non può cedere se non portando via con sé ogni altra possibilità, lasciando solo la disperazione.
Ed il Sole muore, mentre i miei sogni crollano⁹ canta Vasco.
Mi getto, e grido, e fremo¹⁰ scriveva Leopardi.
Eppure nemmeno quando questa speranza è delusa, nemmeno quando tutto porta a negare — e a negarsi — una risposta, nemmeno allora muore il desiderio, nemmeno allora finisce la vita.
Siamo fatti per vivere! vivere e sorridere dei guai e poi pensare che domani sarà sempre meglio. Vivere e sperare di star meglio. Vivere e non essere mai contento. Vivere anche se sei morto dentro¹¹, vivere anche se la tristezza si impone.
Anzi, proprio la consapevolezza di questa tristezza, data dal desiderio di un bene che per sua natura è assente e sfuggente, consente di prendere coscienza della grandezza della vita.
L'alternativa è sopravvivere, accontentarsi della siepe; ma, in fondo, la vita dev'essere viva, cioè vera vita, oppure la morte la supera incomparabilmente di pregio.
di Giulia Gozzi
